
Rientro al lavoro: perché il multitasking non è la risposta
Multitasking, un trappola in agguato a settembre
Alcuni non sanno che il multitasking, anziché migliorare la produttività, può ridurla fino al 40%, secondo quanto riportato dall’American Psychological Association (APA).
Eppure, al ritorno dalle vacanze, è proprio questa la trappola in cui cadiamo più spesso, smaniosi di riempirci l’agenda, rispondere a tutte le richieste e “recuperare” il tempo in cui abbiamo staccato. Mille priorità, mille notifiche, mille pensieri, tutte insieme. Ma fare tanto non significa fare bene.
In un’epoca in cui essere iperattivi è spesso visto come un distintivo di valore professionale, il vero atto rivoluzionario potrebbe essere proprio scegliere di concentrarsi.
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Scarica la guidaFocus mentale e sovraccarico cognitivo
Settembre riporta infatti in ufficio anche la pressione. Nuovi obiettivi, progetti da rilanciare, call che si moltiplicano, notifiche che tornano a invadere lo schermo. E se da un lato c’è entusiasmo per una nuova partenza, dall’altro molte persone si ritrovano in un vortice di sovraccarico cognitivo già nelle prime settimane di rientro.
Spesso, la risposta istintiva a questa accelerazione è fare di più, aumentare la produttività, restare iperconnessi, dimostrare di essere sul pezzo. Ma il vero vantaggio competitivo oggi non è la velocità, ma la capacità di scegliere dove riporre la propria attenzione.
Allenare il focus mentale non è solo un tema di benessere individuale: è una leva strategica per migliorare performance, lucidità decisionale e qualità del lavoro nei team.
Il mito del multitasking: una strategia che logora il cervello
Le neuroscienze sono chiare: il multitasking non esiste. Quello che chiamiamo “fare più cose insieme” è in realtà uno switch-tasking continuo che affatica il nostro cervello.
Ogni volta che passiamo da un’attività all’altra, il nostro cervello impiega tempo ed energia per ritrovare la concentrazione: studi indicano che possono volerci fino a 30 secondi per rifocalizzarsi o anche di più se l’attività è più complessa (fonte: AAFP) e che la pratica costante del multitasking può causare un calo del quoziente intellettivo fino a 15 punti, un effetto paragonabile a una notte insonne (fonte: World Economic Forum).
Non solo: il multitasking cronico può compromettere memoria, capacità decisionale e addirittura la qualità delle relazioni interpersonali, anche quelle tra colleghi e all’interno dei team.
Il focus è una scelta, non solo una tecnica
Allenare il focus significa allenare la capacità di scegliere. Di dire no al superfluo per dire sì a ciò che conta davvero. E questa non è solo una competenza di time management, è una competenza identitaria.
Chi sceglie consapevolmente dove investire attenzione ed energia costruisce risultati sostenibili nel tempo. Al contrario, chi si lascia travolgere dalla reattività consuma risorse e spesso perde il controllo sulle proprie priorità.
Allenare la concentrazione è possibile. Serve pratica, intenzionalità e, soprattutto, un contesto che lo renda possibile.
In un ambiente dominato dalle urgenze e dalle interruzioni, il focus mentale diventa una soft skill rara e preziosa, perché:
- Aiuta a ridurre lo stress legato al sovraccarico informativo
- Migliora la qualità delle decisioni
- Aumenta la chiarezza nella gestione delle priorità
- Rafforza il senso di padronanza personale
Le leve cognitive che ci sabotano (e come riconoscerle)
Perché è così difficile restare focalizzati? Alcuni motivi possono essere:
- Bisogno di apparire sempre reattivi. temiamo di sembrare “sotto tono” se non rispondiamo subito a ogni richiesta.
- Ansia da prestazione: più attività ci diamo, più sentiamo di meritare il nostro ruolo.
- FOMO professionale: temiamo di perdere opportunità se non siamo sempre presenti su tutto.
Riconoscere questi comportamenti è il primo passo per liberarsene.
3 strategie per migliorare la concentrazione (anche dopo le vacanze)
1. Scegli i “sì” giusti
Ogni volta che diciamo “sì” a un task in più, diciamo “no” a qualcosa di importante. Iniziare a filtrare le richieste in base all’impatto e non all’urgenza è il primo passo per recuperare attenzione.
2. Crea finestre protette di deep work
Bloccare in agenda momenti liberi da call e notifiche, da dedicare al lavoro profondo, possono fare la differenza nella produttività mentale.
3. Contribuisci a una cultura che protegge l’attenzione
Il focus individuale funziona solo se è sostenuto da un clima organizzativo coerente. Serve un nuovo patto culturale: meno “availability always-on”, più rispetto delle pause, più consapevolezza nel dare e ricevere richieste.
Strumenti pratici per allenare la capacità di focus
Alcuni strumenti possono aiutarti a mantenere il focus nelle attività lavorative:
- Rituali mattutini di pianificazione: prenditi 10 minuti al giorno per definire cosa conta oggi
- Single-tasking consapevole: lavora su una cosa alla volta, stabilendo slot di tempo privi di interruzioni
- Tecnica del Pomodoro: 25 minuti di lavoro, 5 minuti di pausa (ripetere per 4 cicli, poi pausa lunga)
- Eisenhower Matrix: distingui tra urgente/importante per definire le vere priorità
- Digital detox selettivo: disattiva le notifiche non essenziali e imposta momenti “offline”
Takeout:
- Il multitasking riduce la produttività e aumenta lo stress
- Il focus è un vantaggio competitivo, soprattutto dopo il rientro dalle ferie
- Con l’allenamento giusto, è possibile migliorare la concentrazione
- Serve consapevolezza, non solo tecnica
- Scegliere dove mettere l’attenzione è un atto di leadership
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